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di Fabio Firenzuoli La Ginkgo (Ginkgo biloba L.) è oggi per noi occidentali una comune pianta ornamentale presente in molti giardini pubblici. In realtà si tratta di una splendida "pianta fossile" già presente nell'era in cui sulla Terra si trovavano solo felci ed equiseti, nonché di una importante pianta medicinale. E’ anche però il tipico esempio di come oggi possiamo e dobbiamo utilizzare una pianta medicinale al fine di garantirne non solo l’efficacia, ma anche la sicurezza d’impiego.
Negli ultimi decenni sono state particolarmente studiate le foglie di Ginkgo come potenziale fonte di sostanze attive sul meccanismo di formazione dell'aterosclerosi. Esse contengono infatti una miscela di glucosidi flavonoidici e di derivati terpenici, cui sono attribuite le proprietà microvascolari e nootrope: Flavonoidi (kaempferolo, quercetina, isoramnetina, acido cumarico, catechine, proantocianidine, ecc.), ginkgolidi (A, B, C, M, J), bilobalide. Il problema è però rappresentato dal fatto che oltre a tutti queste numerose sostanze “buone”, nelle foglie e nei frutti della pianta si trovano anche sostanze “cattive”, i cosiddetti acidi ginkolici, responsabili di effetti collaterali e reazioni allergiche. La soluzione a questo delicato problema ci è comunque offerta dalle moderne tecniche di estrazione frazionata, che consentono di eliminare sostanze indesiderate dall’estratto della pianta. La Ginkgo in ultima analisi è la tipica pianta che non deve essere assunta sotto forma di tisana o di estratti non depurati, come le tinture o la polvere. Occorrono infatti estratti purificati dagli acidi ginkolici ed ovviamente standardizzati nei costituenti “buoni”. Solo così possiamo sperare di riceverne solo i benefici effetti sulla salute. A differenza poi dalla medicina tradizionale cinese, la fitoterapia occidentale utilizza solo le foglie della pianta, che costituiscono la parte con la più bassa concentrazione delle sostanze a rischio. Il meccanismo d'azione della Ginkgo è stato ben studiato negli ultimi decenni, è anche abbastanza complesso, e si può così riassumere: · riduce gli spasmi arteriolari con miglioramento della microcircolazione · migliora degli scambi di ossigeno e glucosio con i tessuti · effetto antiossidante tissutale · inibisce la sintesi del nitrossido · inibisce il PAF, fattore di aggregazione piastrinica In particolare è stato dimostrato che i ginkgolidi, inibendo il PAF, antagonizzano anche molte reazioni tipiche di malattie allergiche, infiammatorie ed immunologiche: broncocostrizione o ipotensione indotta dal PAF, chemiotassi, degranulazione dei neutrofili, edema indotto dal PAF, citotossicità IgE-mediata. Studi randomizzati in doppio cieco hanno dimostrato che il ginkgolidi antagonizzano l'ipersensibilità immediata e ritardata nei pazienti asmatici trattati con specifici antigeni ed acetilcolina. Esistono già molti studi clinici controllati sugli effetti di estratti di Ginkgo biloba sulla stessa demenza di Alzheimer così come sulla demenza multiinfartuale, che ne confermano la sicurezza e l'efficacia, soprattutto nei casi in cui il deterioramento mentale non abbia raggiunto alti livelli di gravità. La Ginkgo è indicata nella prevenzione e cura dell'aterosclerosi e sue manifestazioni: arteriopatie obliteranti arti inferiori, cerebro-vasculopatie, cardiopatia ischemica, malattia di Raynaud, vasculiti, insufficienza vertebro-basilare, acufeni e sindromi vertiginose in genere, microangiopatia diabetica, ipertensione arteriosa e retinopatie. Indicata anche nella prevenzione dei danni da fumo e delle trombosi venose. Nel decadimento cognitivo ed in molte forme depressive è indicata l'associazione con Ginseng e/o Iperico. Precauzioni nell'uso di Ginkgo Biloba in terapia vanno adottate per i soggetti con turbe della coagulazione, per gli epatopatici, ed in gravidanza, e nei soggetti in terapia con antiaggreganti ed anticoagulanti, ma anche nell’associazione con altre piante ad attività antiaggregante o anticoagulante come ad esempio il Salice o l’Aglio. La considerazione finale è dunque che la Ginkgo può essere considerata una vera e propria pianta medicinale, ben studiata, ma da utilizzare sempre con il controllo medico. (l’autore è direttore del Centro di Medicina naturale, Ospedale San Giuseppe, Empoli) dal sito: www.naturamedica.net |