Ginkgo biloba, non solo pianta ornamentale Stampa
Scritto da erbofoggia2009   
Martedì 14 Aprile 2009 08:50

di Fabio Firenzuoli

La Ginkgo (Ginkgo biloba L.) è oggi per noi occidentali una comune pianta ornamentale presente in
molti giardini pubblici. In realtà si tratta di una splendida "pianta fossile" già presente nell'era in cui
sulla Terra si trovavano solo felci ed equiseti, nonché di una importante pianta medicinale.
E’ anche però il tipico esempio di come oggi possiamo e dobbiamo utilizzare una pianta medicinale
al fine di garantirne non solo l’efficacia, ma anche la sicurezza d’impiego.

Negli ultimi decenni sono state particolarmente studiate le foglie di Ginkgo come potenziale fonte
di sostanze attive sul meccanismo di formazione dell'aterosclerosi. Esse contengono infatti una
miscela di glucosidi flavonoidici e di derivati terpenici, cui sono attribuite le proprietà
microvascolari e nootrope: Flavonoidi (kaempferolo, quercetina, isoramnetina, acido cumarico,
catechine, proantocianidine, ecc.), ginkgolidi (A, B, C, M, J), bilobalide.
Il problema è però rappresentato dal fatto che oltre a tutti queste numerose sostanze “buone”, nelle
foglie e nei frutti della pianta si trovano anche sostanze “cattive”, i cosiddetti acidi ginkolici,
responsabili di effetti collaterali e reazioni allergiche.
La soluzione a questo delicato problema ci è comunque offerta dalle moderne tecniche di estrazione
frazionata, che consentono di eliminare sostanze indesiderate dall’estratto della pianta. La Ginkgo
in ultima analisi è la tipica pianta che non deve essere assunta sotto forma di tisana o di estratti non
depurati, come le tinture o la polvere. Occorrono infatti estratti purificati dagli acidi ginkolici ed
ovviamente standardizzati nei costituenti “buoni”. Solo così possiamo sperare di riceverne solo i
benefici effetti sulla salute.
A differenza poi dalla medicina tradizionale cinese, la fitoterapia occidentale utilizza solo le foglie
della pianta, che costituiscono la parte con la più bassa concentrazione delle sostanze a rischio.
Il meccanismo d'azione della Ginkgo è stato ben studiato negli ultimi decenni, è anche abbastanza
complesso, e si può così riassumere:
· riduce gli spasmi arteriolari con miglioramento della microcircolazione
· migliora degli scambi di ossigeno e glucosio con i tessuti
· effetto antiossidante tissutale
· inibisce la sintesi del nitrossido
· inibisce il PAF, fattore di aggregazione piastrinica

In particolare è stato dimostrato che i ginkgolidi, inibendo il PAF, antagonizzano anche molte
reazioni tipiche di malattie allergiche, infiammatorie ed immunologiche: broncocostrizione o
ipotensione indotta dal PAF, chemiotassi, degranulazione dei neutrofili, edema indotto dal PAF,
citotossicità IgE-mediata. Studi randomizzati in doppio cieco hanno dimostrato che il ginkgolidi
antagonizzano l'ipersensibilità immediata e ritardata nei pazienti asmatici trattati con specifici
antigeni ed acetilcolina.
Esistono già molti studi clinici controllati sugli effetti di estratti di Ginkgo biloba sulla stessa
demenza di Alzheimer così come sulla demenza multiinfartuale, che ne confermano la sicurezza e
l'efficacia, soprattutto nei casi in cui il deterioramento mentale non abbia raggiunto alti livelli di
gravità. La Ginkgo è indicata nella prevenzione e cura dell'aterosclerosi e sue manifestazioni:
arteriopatie obliteranti arti inferiori, cerebro-vasculopatie, cardiopatia ischemica, malattia di
Raynaud, vasculiti, insufficienza vertebro-basilare, acufeni e sindromi vertiginose in genere,
microangiopatia diabetica, ipertensione arteriosa e retinopatie. Indicata anche nella prevenzione dei
danni da fumo e delle trombosi venose. Nel decadimento cognitivo ed in molte forme depressive è
indicata l'associazione con Ginseng e/o Iperico.
Precauzioni nell'uso di Ginkgo Biloba in terapia vanno adottate per i soggetti con turbe della
coagulazione, per gli epatopatici, ed in gravidanza, e nei soggetti in terapia con antiaggreganti ed
anticoagulanti, ma anche nell’associazione con altre piante ad attività antiaggregante o
anticoagulante come ad esempio il Salice o l’Aglio. La considerazione finale è dunque che la
Ginkgo può essere considerata una vera e propria pianta medicinale, ben studiata, ma da utilizzare
sempre con il controllo medico.
(l’autore è direttore del Centro di Medicina naturale, Ospedale San Giuseppe, Empoli)

dal sito: www.naturamedica.net